Osservare la politica è quello che faccio di mestiere; aprendo questo blog, inizierò a farlo anche per hobby. Spero di essere disincantato quanto basta per andare oltre le apparenze, senza scadere in un qualunquismo già fin troppo diffuso.

sabato, giugno 03, 2006

Considerazioni finali...

Su queste pagine sto cercando di mettere in avidenza da giorni l'interazione tra sistema formativo ed economia, e per fortuna nelle sue prime considerazioni finali da Bankitalia Mario Draghi ha esposto argomenti che incontrano le mie opinioni.
Soprattutto, è da mettere in evidenza che non solo in alcune discipline chiave la formazione italiana sia in ritardo, ma anche e soprattutto che il successo scolastico degli studenti dipenda quasi escusivamente dal livello socio-culturale della famiglia di provenienza.
Me ne sono accorto stando in America: molti giustificano i tanti problemi organizzativi della nostra scuola statale difendendo il valore di un sistema "di sinistra", quasi completamente gratuito, che permette a tutti di avere accesso agli studi e non solo ai "baronetti". E invece...
Nella mia classe di Harvard la provenienza sociale dei miei studenti era simile a quella dei miei compagni in Normale: quasi tutti erano figli di laureati, alcuni (ma non moltissimi) con reddito molto elevato. La differenza stava in questo: che ad Harvard l'università percepiva 43.000 $ all'anno per studente, pagato in parte dalle tasche dei genitori, in parte dalle sostanziose borse di studio governative e private. Alla Normale il figlio di un miliardario puà ricevere un'istruzione di qualità internazionale (per quanto esclusivamente orientata alla ricerca pura) senza pagare una lira di tasse, con vitto e alloggio gratuito e con un assegno mensile di 100 €.
Insomma noi non solo facciamo studiare soprattutto i figli dei ricchi, ma li facciamo studiare pure gratis; in America quantomeno devono pagare...

lunedì, maggio 29, 2006

Ho voglia di smoderarmi...


"Smoderiamoci!" era lo slogan della campagna elettorale di Dario Fo in favore di Ferrante a Milano (vedi anche il suo sito: www.dariofo.it). Il fatto che Fo abbia deciso di usare questa esclamazione per sostenere un candidato che gli era stato preferito perche "moderato" sa molto di amara ironia, e per quanto io non gradisca candidature estemporanee come la sua nemmeno alle amministrative mi trovo d'accordo con lui su un punto.
Nelle realtà in cui il centrodestra ha ormai ampiamente radicato il suo consenso, da sinistra si cerca di inseguire il fantomatico elettorato "moderato", proponendo candidati poco coraggiosi e pronti a proporre un'amministrazione in continuità con quella avversaria. Naturalmente, in tutti questi casi si continua a perdere, con maggiore o minore scarto, e si capisce bene perchè. Se fossi di destra non vedo perchè dovrei votare la brutta copia del sindaco che voglio io; da sinistra mi chiedo perchè sia vietato sentir proporre un programma amministrativo "di sinistra", con al centro l'ambiente, la razionalizzazione della politica energetica, il miglioramento dei servizi e un uso più incisivo della fiscalità locale.
Poi succede come in Puglia nel 2005: vince le primarie Vendola, candidato che allora ritenevo inadeguato alla presidenza di una regione, e i fatti a quanto pare mi stanno dando ragione. Ma quello che voglio sottolinerare è il suo risultato elettorale: nessun clone di Fitto avrebbe fatto di più perchè ai pugliesi è stata presentata un'effettiva alternativa alla politica precedente.
L'affermazione di Vendola è però rimasta senza conseguenze, non solo nella politica locale, ma pure in quella nazionale. A sinistra si continua a leggere il centro come "moderato", dando per assunto un preciso modello politologico: il centro sarebbe un insieme di gruppi d'opinione e circuiti sociali con idee ed istanze già chiare e determinate, ricalcate dalla tradizione cattolico-democristiana che in effetti, per decenni, si era proclamata sua rappresentante. Tali valori sarebbero quelli della religione cattolica, della famiglia tradizionale, del risparmio prudente, di uno stato sociale contemporaneamente rassicurante e non invasivo delle finanze familiari.
Ma se non fosse vero? Il 1994 ha mandato a puttane le idee di molti interpreti della politica italiana, facendo emergere come i voti della DC non direttamente incanalati dal cattolicesimo organizzato fossero in gran parte orientati in senso più spiccatamente conservatore, tanto da costituire il serbatoio primario di FI e AN. Possiamo ancora dire che il vecchio orientamento democristiano è ancora presente nel DNA del vero "centro", quello cioè dei veri indecisi?
Rutelli dice di sì, ma lui si trova ingabbiato in un partito che non gli permette di dire molto altro.
Io, che sono sicuramente più autorevole di Rutelli, propongo come ipotesi una mia lettura alternativa. Non possiamo pensare di trovarci di fronte ad un elettorato indeciso del tipo della "palude" delle assemblee legislative della Rivoluzione Francese? Un insieme di elettori che non aspetta il miglior interprete per una propria proposta politica ed ideologica, ma che aspetta semplicemente una proposta politica ed ideologica convincente? Se così fosse, quello che serve non è vendere il culo a Ruini (magari venderlo!! Qui lo si regala!!!), ma proporre un programma vigoroso, fatto di azioni precise e di contenuti chiari, anche radicalmente in controtendenza con il tradizionale moderatismo italiano: se sapremo essere convincenti troveremo chi ci viene dietro!

domenica, maggio 28, 2006

Mani Pulite gran finale

E concludiamo il discorso.
Dicevo che Mani Pulite non è stata la semplice scoperta di un malaffare diffuso, ma il tentativo di scalzare un regime politico INTERAMENTE FONDATO sul malaffare, sull'illecito, su una serie di rapporti socio-economici alternativi a quelli legali e di conseguenza distorsivi dell'efficienza del tanto decantato "sistema paese". Questo intreccio di interessi illegittimi, che andavano dalla tolleranza dell'evasione fiscale al sistema di raccomandazioni, dagli appalti truccati all'aggiustamento delle sentenze, aveva avuto origine essenzialmente dall'impossibilità di un ricambio al potere.
Come ha espresso nei punti salienti Sartori con il suo modello interpretativo del pluralismo polarizzato, un sistema politico caratterizzato da forti soggetti politici antisistemici a destra e a sinistra può essere governato solo dal centro, da un insieme di forze riconosciute come puntelli del regime di democrazia pluralista anche da coloro che tale sistema non accettano e vorrebbero sclazare. In una simile situazione, l'entrata di un partito nell'area governativa avviene non per sostituzione alle forze governative precedenti, ma per aggiunta o cooptazione. Tanto per fare un esempio, il PSI arrivò al governo nei primi anni Sessanta cambiando alleanze, e non mandando la DC all'opposizione.
Questo comporta che
  1. persone, conventicole, gruppi di pressione rappresentati al governo, una volta entrati, non vadano quasi mai all'opposizione, e quindi si trovino a gestire potere decisionale e dinamiche di sottogoverno per un periodo teoricamente infinito;
  2. se un nuovo partito arriva al governo, non potrà eliminare e distruggere le eventuali storture dei suoi predecessori, perchè essi saranno al governo insieme a lui!!! Tornando al nostro esempio, il PSI si è trovato al governo con una DC che aveva iniziato ad applicare il cosiddetto "modello renano" di Welfare State in maniera distorta, senza la possibilità di reperire risorse dall'annullamento dei privilegi che essa stessa rappresentava, o con una maggiore pressione fiscale sulle classi sociali di cui essa era interlocutrice: i socialisti non poterono, anche se avrebbero voluto, correggere questi errori, e dovettero continuamente contrattare la loro azione con gli autori di un simile obbrobrio.

A ciò aggiungiamo pure il potere sostanziale acquisito dal PCI, essenzialmente dovuto al fatto che la voce di un partito con il 30% e passa non poteva restare sempre inascoltata: in un "paese normale" tutta quella gente avrebbe dovuto avere la possibilità di partecipare al governo del paese conquistandolo per via elettorale, ma da noi non era possibile e quindi ci si accontentava della consociazione.

Una volta iniziata la "rivoluzione" per scalzare il sistema governativo che con la caduta del Muro aveva perso ogni legittimazione residua, occorreva intervenire direttamente sulle dinamiche istituzionali per consolidare le conquiste che (almeno sembrava) si stavano acquisendo dal punto di vista della legalità e della trasparenza. In primo luogo, occorreva rendere impossibile la ripetizione di un simile grumo di potere, garantendo il regime dell'alternanza. Occorreva, insomma, fare sì che il partito di governo in caso di sconfitta elettorale passasse all'opposizione, e vedesse se necessario tutto il suo operato distrutto dal governo successivo.

Verosimilmente, il personale politico di un partito ha contatto con gruppi sociali ed economici che non potrà penalizzare nemmeno se fosse necessario; questi ultimi "la pagheranno" con il prossimo governo, che non avrà alcun interesse a favorirli, ma che anzi preferirà bastonare loro piuttosto che ceti e gruppi "amici".

Tutto questo si cercò di raggiungere con la Bicamerale: molti, come il buon Michele Fiorillo (per chi non lo conoscesse, beh, non è un dramma...) hanno mostrato a suo tempo grande superficialità, rimproverando a D'Alema di volerla fare "per darsi aria da grande statista". Probabilmente ora Fiorillo esprime opinioni leggermente diverse, ma non importa: l'importante è che chi la pensava come lui si sbagliava almeno in parte, perchè l'eventuale acquisizione di un nuovo assetto maggioritario dello Stato in Bicamerale avrebbe costituito la testa di ponte per la stabilizzazione della situazione.

Poi tutto andò a monte, e guarda caso soprattutto da allora si è iniziato a parlare di "toghe rosse", Craxi è diventato un nume tutelare e Borrelli un pasdaran: e molti socialisti purtroppo ci credono, forse perchè accettare questa tesi è molto più semplice che ragionare...

sabato, maggio 27, 2006

Mani pulite parte seconda

Dal tono del mio primo intervento, potrebbe essere sembrato che io volessi fare una tirata moralistica contro il popolo italiano: essa non sarebbe per nulla immotivata, ma non era questa la mia intenzione.
Ho cercato di esporre, con termini un po' crudi e spicci, un quadro sociale dell'Italia degli anni 80-90. L'aspetto fondamentale non era quello di una rete di corruzione superficiale, forse fisiologica ovunque si gestisca del potere, e quindi limitabile tramite i normali anticorpi del sistema giudiziario. La situazione era quella di una illegalità diffusa a tutti i livelli, di un vero sistema alternativo alla legge di gestione della cosa pubblica, degli affari, della vita dei cittadini.
E la società, l'opinione pubblica, non ne era inconsapevole. Moltissimi, in qualche modo, partecipavano a ciò, evadendo, approfittando di uno stipendio statale inutile, chiedendo il "favore" al potente di turno, ecc.
Essendo la situazione patologica, la risposta non avrebbe potuto essere la normale "defecazione" della mela marcia per via giudiziaria, o almeno non avrebbe potuto essere solo quella. Il 1992 è stato un processo, in senso tecnico e non lato, rivoluzionario, cioè un tentativo di ribaltare un sistema di potere, non di riformarlo dall'interno. L'aspetto più appariscente, quello giustizialista, era solo la superficie: un'ecatombe non avrebbe arrestato definitivamente le pratiche illecite (ce ne accorgiamo tutti oggi...), ma fu semplicemente il grimaldello attraverso la quale una classe politica delegittimata fu scalzata.
Ma tutto questo discorso ha una conclusione, e siccome stiamo parlando dell'Italia la conclusione è quella di una rivoluzione mancata (non capisco perche Barrington Moore jr ha inserito il nostro paese nel modello di modenizzazione nippo-tedesco, io lo trovo molto più simile a quello indiano...), e lo vedremo nella prossima puntata.

giovedì, maggio 25, 2006

Mani Pulite parte prima


Dopo giorni di attività febbrile, ho finito un capitolo della tesi (ormai sono a metà dell'opera), ho finito il corso che ho tenuto ad Harvard (gli studenti mi hanno anche fatto un regalo all'ultimo giorno, e io per poco non mi commuovevo...), ed ho quasi finito di sbaraccare tutto per tornare in Italia. Ho molto trascurato il blog in questi giorni, ma ora vorrei iniziare un discorsetto su un episodio della nostra storia recente che in questi giorni l'informazione italiana ha tirato fuori più o meno a proposito. Molti hanno fatto paralleli tra quanto sta succedendo nel calcio e quanto è successo nel mondo politico (e non solo) nel 1992; frequentando il forum della RnP, poi, ho sentito tantissime volte le opinioni dei cinquantenni socialisti frustrati, che vedevano in quei fatti la fine di un sogno, ovviamente orchestrata da una cospirazione malefica di cui facevano parte tutti i loro attuali alleati. Tanto vale tentare di tirare le somme impostando un discorso storico.
Iniziamo col dire che Mani Pulite fu un episodio in cui si raggiunsero elevate punte di giustizialismo sommario, ma occorre notare che i responsabili non furono, se non in minima parte, i giudici. Essi continuarono ad erogare avvisi di garanzia a chi indagavano (peraltro dopo indagini pienamente legittime e non campate in aria, questo lo ha riconosciuto pure Craxi), come di dovere, e se essi divennero un autentico simbolo di degradazione sociale ciò si dovette ad un processo di distorsione effettuato dai mass media nei confronti di un'opinione pubblica prontissima a crocifiggere la propria classe dirigente.
Perchè di questo si è trattato: Mani Pulite fu essenzialmente la purga di una classe politica che aveva perso ogni credibilità nei confronti dei cittadini e della propria base elettorale. Se un Di Pietro di 15 anni prima avesse provato a dare un'occhiata al malaffare della politica, sarebbe stato probabilmente congedato dal suo superiore con una pacca sulla spalla o spedito in Sardegna; il fatto che l'inchiesta fosse potuta andare avanti era determinato innanzi tutto dal fatto che un'intera classe dirigente non aveva più alcuna possibilità di rivolgersi agli elettori sperando di creare consenso.
Ma come veniva creato questo consenso? Attraverso la veicolazione di un'immagine onesta che ispirasse fiducia? Io nel 1992 avevo 12 anni, e mi ricordo benissimo che tutti dicevano che Craxi rubava, che i socialisti e i DC "mangiavano", ecc.: ciò non toglie che nel segreto della cabina eletorale i voti andassero più o meno sempre ai soliti noti. Quello che da loro ci si aspettava non era onestà, così come non se la aspettano dal loro capo gli elettori di Berlusconi. Quello che ci si aspettava da loro era che ci rendessero COMPLICI, lasciandoci almeno le briciole.
La distorsione dei normali rapporti economici generata dal giro di tangenti non era concettualmente diversa da quella generata dalle pensioni assegnate senza pagamento di contributi, dallo stato sociale finanziato senza tasse, dall'invenzione di posti di lavoro pubblici inutili. Ai può dire che quasi tutti i componenti della società, ciascuno nella propria misura, compissero lo stesso atto illegittimo: godevano di qualcosa senza pagarne le conseguenze. Il ragionamento-tipo dell'elettore era: "Io tollero che tu ti arricchisca, ma in cambio tu rendi la mia vita più facile, dandomi qualcosa senza che io debba impegnarmi".
Poi arriva il 1992: gli USA non hanno più interesse a tenere in piedi la nostra baracca, visto che i comunisti non sono più una minaccia, qualcuno ci chiede conto del debito pubblico attrverso cui avevamo finanziato il nostro benessere fittizio, il governo fa una manovra veramente "lacrime e sangue" (300.000 miliardi nel 1992!!!!!!), e si para di tagli nel pubblico, riforma delle pensioni, ecc. Insomma, quello che i politici ci propongono è di toglierci tutte le facilitazioni di cui avevamo abusivamente goduto grazie a loro. Solo allora, dopo aver visto di non poter più lucrare, siamo diventati tutti forcaioli...

giovedì, maggio 18, 2006

Mah... 2

Ed ecco il governo. Una pletora di persone, con i 14 ministeri con portafoglio che sono diventati 350, e soprattutto con il Ministero per l'attuazione del programma di governo, per cui avevo preso per il culo i forzaitalioti per 5 anni.
Al di là dei confronti con i governi Berlusconi (Gasparri, Castelli, Calderoli, e Tremonti passato per tecnico di valore sono irripetibili...), il confronto con il Prodi I è disarmante. Allora non solo c'erano 6-7 ministri in meno, ma la squadra dava un'idea di compattezza ben maggiore, come maggiore era effettivamente la compattezza della coalizione, orientata verso comuni priorità (euro in primis).
Il governo è la giusta rappresentazione di una coalizione che ha messo insieme Bertinotti, Mastella e Pannella per battere definitivamente Berlusconi, e oltretutto non c'è neppure riuscita. Nel 1996 si era arrivati alle elezioni molto meno preparati, e soprattutto si era pronti a perderle: forse per quello ci si era presentati assai meglio.
Da laico, fautore di una riforma dell'istruzione fondata sull'eliminazione di ogni incrostazione catechistica in ogni insegnamento, speranzoso in un radicale mutamento del mercato del lavoro fondato sulla tutela del lavoratore che cerca la flessibilità verso l'alto, avrei mille critiche a questa compagine: ne esplicito una che apparentemente non c'entra un cazzo.
Tra tutti i ministeri, l'unico blindato e assolutamente fuori dai giochi è l'economia, che va a uno che non si è nemmeno degnato di difendere pubblicamente il programma economico dell'Unione in campagna elettorale: si tratta di un "tecnico", come se la soluzione migliore fosse sempre una e una sola, e avere scelto tra due programmi assolutamente divergenti fosse stato solo uno scherzo.
Al di là della scarsa trasparenza che sempre si cela verso la nomina di questi "tecnici", presentati come se lavorassero per il bene assoluto (soprattutto presentati come se il bene assoluto vincesse), il segnale che arriva è grave. I conti pubblici sono una cosa seria e vanno a una persona seria, sul resto i partiti possono fare a testa o croce, intanto sul resto dei temi si scherza... Da anni la politica si è appiattita sulla mera gestione dei conti pubblici e delle entrate fiscali, da anni si parla di "azienda Italia", ecc., come se il resto fosse "politica di serie B".
Ci dimentichiamo che se in Italia l'economia è ferma e i conti fanno piangere, questo accade perchè l'istruzione non è all'altezza, il mercato del lavoro non permette di ottimizzare la produttività di ognuno, i processi civili non garantiscono gli investitori nei loro legittimi interessi, e mettiamoci pure perchè le ingerenze vaticane ci hanno condannato ad una arretratezza culturare cronica.
Se non cominciamo a fare politica seriamente al di là del bilancio dello stato, saremo sempre con l'acqua alla gola.

martedì, maggio 16, 2006

Questa storia del livello medio...

In un momento di stanca della politica, in attesa di consultazioni e ufficializzazioni di ministeri, torno a spendere qualche parola sull'emergenza istruzione in Italia.
In un vecchio post avevo accennato al fatto che tutte le riforme in materia si erano guardate bene dall'"entrare in classe", per cambiare le cose dove veramente avviene il processo di formazione. Crediti, debiti, portafogli e borsette di competenze, sono aria fritta, e volendo pure la moltiplicazione delle materie non è importante: le cose che contano sono l'apprendimento di contenuti e metodi di indagine, e la certificazione delle competenze. In fondo il mondo del lavoro (o almeno, un mondo del lavoro che cerchi manodopera qualificata, quindi che con l'Italia non ha niente a che fare) è interessato ad avere certezze su questo punto: ad un tale diploma devono corrispondere un numero ed un livello di conoscenze ben chiaro e quantificabile, cosicchè sia facile individuare quale attività lavorativa può essere svolta e in quali ambiti tecnici occorra intervenire con un supplemento di formazione. Solo in questo caso la presenza di un titolo di studio con valore legale ha un senso.
Benissimo: in Italia si possono fare 5 anni di liceo classico, senza mai essere bocciati, e imparare del greco a mala pena l'alfabeto. Eppure questa materia è studiata con un ritmo che altrove si riterrebbe intensivo!!! E il titolo di studio, come si ottiene? Nel 1998 io ho fatto la mia versione alla maturità, ma ne ho fatte anche un'altra ventina: lo sanno tutti, ma nessuno ha il coraggio di intervenire.
La situazione del greco al classico è il simbolo dell'istruzione in Italia: offriamo un curriculum didattico di alto livello, certificandone la conoscenza anche a chi non l'ha ottenuta. Ed i risultati si vedono alla fine dell'Università: il processo di formazione particolarmente "challenging" risulta adeguato per gli studenti dotati, che hanno capacità di apprendimento superiori alla media, e ogni anno sforniamo qualche centinaio di laureati altamente competitivi anche a livello internazionale. Per il resto, l'ignoranza impera sovrana: come al liceo, anche all'Università si può passare un esame senza avere capito niente dei libri in programma, forse perchè i professori non hanno nemmeno provato a renderlo accessibile e sono indulgenzi a causa della coscienza sporca.
Tutto questo risalta chiaramente dalle indagini comparative con l'estero, dove il livello medio della nostra competenza è tra i più bassi di tutti i paesi sviluppati. Ma all'estero come fanno a surclassarci? Che fanno di diverso gli insegnanti? Semplice: utilizzano sistemi di insegnamento che sono fondati sulla facilitazione dell'apprendimento da parte di chi fa più fatica; se qualcuno non capisce una spiegazione, non gliela spiegano pari pari allo stesso modo ma provano a renderla più accessibile; ritengono che il livello di attenzione della classe sia responsabilità soprattutto del docente, e non soltanto una "questione di educazione"; pensano che l'efficacia di una attività nello stimolare l'interesse e la curiosità sia altrettanto importante, se non di più, dell'assoluta esattezza dell'esposizione; non pensano che la scuola sia il luogo in cui chi ha imparato le cose da solo a casa va a fare sfoggio di cultura, per il piacere dell'insegnante che si illude di avere qualche merito in tale preparazione; provano a portare uno studente al centro di un problema, magari facendogli sbattere la testa contro, prima di offrirgli una soluzione; considerano l'errore, anche ripetuto, un elemento normale del processo di apprendimento, e non un peccato mortale per cui perdere la pazienza; non vedono nell'ignoranza di una qualche nozione una colpa di cui accusare lo studente per farlo diventare lo zimbello della classe; non prendono la minore riuscita di qualcuno nella propria materia come un'offesa personale per cui farsi il sangue gramo.
E se qualcuno non riesce perchè non si impegna e non ha voglia di studiare, non lo bocciano, ma gli fanno ben di peggio: fanno sapere in giro che cosa faceva a scuola. Il malcapitato dovrà presentare il curriculum alle università e al lavoro, e le valutazioni che avrà saranno un elemento di primo piano per decidere il suo futuro.
Concludo con uno spunto che magari tratterò dopo: a tutt'oggi, in Italia, la scuola superiore che garantisce il miglior livello di impiego ai suoi diplomati è il liceo classico, tallonato dallo scientifico: certo che l'istruzione tecnica è proprio la scelta più sicura per un buon lavoro...